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Una serie di tunnel sotterranei potrebbero trovarsi sotto buona parte dell’Europa

Una serie di tunnel sotterranei potrebbero trovarsi sotto buona parte dell’Europa

Scoperta una rete molto grande di tunnel sotterranei in Baviera

Una recente scoperta ha rivelato in Baviera centinaia di metri di tunnel sotterranei che potrebbero risalire all’eta della pietra e che potrebbero estendersi per centinaia di chilometri in tutta Europa, anche se non si conosce bene il loro utilizzo probabilmente collegavano tanti piccoli insediamenti e villaggi sparsi per il vecchio continente. Sono stati scoperti giàdiversi km di tunnel, molto stretti e sufficienti a far passare appena una persona, ma la cosa più curiosa è stata come sono stati scoperti!
E’ avvenuta grazie ad una mucca di proprietà della signora Beate Greithanner, una produttrice di latte di Glonn, una cittadina vicino Monaco, infatti la sua mucca è improvvisamente sprofondata per circa mezzo metro in una voragine che poi nei giorni successivi si è visto che era un tunnel sotterraneo. Adesso nella proprietà dei Gretithanner ci sono molti archeologi e geologi che stanno studiando questo sistema di galleria e stanno cercando di capirne l’eta!
tunnel
Baby squillo, tra i clienti dipendenti del Vaticano

Baby squillo, tra i clienti dipendenti del Vaticano

Non solo le due minorenni già note. Sarebbero almeno quattro le ragazzine su cui si sta concentrando l’attenzione dei magistrati della Procura di Roma nell’inchiesta sul giro di prostituzione ai Parioli.

Non si ferma l’inchiesta sul giro di baby squillo romane. Anzi, sembra allargarsi a macchia d’olio. Soprattutto la lista di clienti, che  si allunga ogni giorno. Dai cellulari delle giovani vengono  fuori nomi su nomi, a volte  i più insospettabili. Ci sarebbero anche alcune persone che lavorerebbero in Vaticano.

“Noi vogliamo troppo! Per guadagnare tutti questi soldi o spacci o ti prostituisci”. Con queste parole la più giovane delle due minorenni che si prostituivano a Roma, che all’epoca aveva 14 anni, rispondeva lo scorso 18 ottobre alle domande del pm Cristiana Macchiusi, alla presenza di una psicologa. “Io voglio una possibilità economica mia: o vado a spaccià la droga o faccio questo”, diceva.

“Io penso di conoscere il motivo per cui sono qui oggi: è perché sono stata colta nel fatto ossia mi prostituivo a scopo economico, fin dal luglio 2013″, dice al pm la ragazza, che aveva ancora 14 anni e ne ha da poco compiuti 15. Nel “verbale di assunzione di informazioni” ricostruisce come sia “iniziato tutto”, insieme alla sua «amica del cuore» sedicenne, quando un giorno si sono collegate su un sito di incontri “per trovare lavoretti ed essere autonome”. Poi l’amica “ha cominciato subito a lavorare io l’ho fatto più tardi – racconta – perchè non me la sentivo, non mi sembrava una bella cosa. Ma dopo qualche mese ho imparato ed ho iniziato anche io. Io e lei siamo esigenti, vogliamo molte cose, vestiti, macchine benessere”.

Nella ricostruzione dei fatti della quattordicenne ci sono anche i problemi economici della madre, quelli di salute del fratello, l’assenza del padre (“io non ho mai sentito la sua mancanza”), e poi gli incontri con i clienti, procurati in alcuni casi “autonomamente” e in altri tramite un intermediario. Riguardo al motivo che l’ha spinta su questa strada, la ragazza ripete: “Io volevo lavorare per comprarmi cose griffate volevo avere i miei soldi per comprare tutto ciò che mi piaceva”. E tua madre non sapeva nulla?, le viene chiesto. “Ogni tanto le davo dei soldi, quindi aiutavo anche la mia famiglia. Mamma pensava che spacciavo, non mi sentivo di dirle che mi prostituivo”.

La zia di una delle babysquillo: “Mia nipote vittima del disagio sociale” –  “Mia nipote è una ragazza straordinaria; mi ha detto che è arrabbiata perché la stanno dipingendo come una ragazza depravata, ma lei è una ragazza sola e vuota che si scriveva sulla pelle con dei tatuaggi quale fosse il suo dolore. Perche i programmi non si sono scagliati contro questi uomini di 30, 40 e 50 anni che andavano con queste ragazzine, anche se consenzienti? Mia nipote è una vittima, come l’altra ragazza più grande, di un disagio sociale”. Queste le dichiarazioni rilasciate a “Matrix su Canale 5 dalla zia di una delle minorenni coinvolte nel caso delle baby squillo.

“Gli assistenti sociali hanno stimato mia sorella capace di accudire da sola due bambini cosi problematici, specialmente il piccolo – prosegue la donna – Noi abbiamo cercato di far capire agli assistenti sociali che mia sorella non stava bene, ma ci sentivamo rispondere che noi dovevamo limitarci a fare le zie”. E rivendica: “Tutti noi eravamo allarmati per la storia della cocaina tanto è vero che a, metà agosto, mia madre aveva preso la ragazza e l’aveva portata via da Roma”.

http://www.affaritaliani.it/cronache/baby-squillo-clienti-dipendenti-vaticano1811132.html

baby squillo

Nasce l’Osservatorio No Tav

Nasce l’Osservatorio No Tav

Un organismo autonomo con esperti «critici» per monitorare i lavori dell’alta velocità. Sabato manifestazione contro il tunnel, poi la protesta si sposterà a Roma. Non è vero che la talpa ha cominciato a scavare. Mercoledì il presidente Hollande a Roma per ratificare l’accordo

La Val di Susa torna in marcia. L’appuntamento è per sabato a Susa, quando movimento e amministratori saranno in corteo per dire ancora una volta «no» alla realizzazione dell’opera, per denunciare «la pesante situazione che si sta creando a Susa, ormai militarizzata come il cantiere di Chiomonte» e per ribadire, come recita il volantino della Comunità montana, che «la Valle c’è» e «non vuole il Tav, ma vuole libertà, legalità e verità». Ci saranno pezzi di quell’Italia ribelle e resistente che era in piazza il 19 ottobre per il diritto alla casa o che lotta nella Terra dei Fuochi o che chiede che i soldi per il Tav siano utilizzati per la ricostruzione dell’Aquila.
È di pochi giorni fa il gemellaggio tra la Valle e il capoluogo abruzzese, amministrato dal sindaco Massimo Cialente, esponente di quel Pd che a Torino è uno dei massimi sponsor dell’opera. Alla luce del via libera alla Camera – nonostante l’ostruzionismo di M5s e Sel – dell’accordo tra Italia e Francia, che disciplina la costruzione e futura gestione della sezione transfrontaliera. Il presidente François Hollande sarà a Roma mercoledì prossimo per ratificarlo con il premier Letta. Ad attenderlo anche i No Tav, che saranno nella capitale: «Non si possono sperperare venti miliardi – ha precisato Francesco Richetto del comitato di lotta popolare di Bussoleno – quando in troppi sono senza casa e senza lavoro. Daremo l’assedio a quella minima parte del Paese che ferma e indebita milioni di italiani».
I flash dei fotografi martedì hanno abbagliato, nel cantiere della Maddalena, la talpa «Gea», la fresa meccanica che avrà il compito di scavare il cunicolo esplorativo e che a fine lavori (previsti in due anni) arriverà alla quota del futuro tunnel di base. «Tutta propaganda mediatica – ha commentato Doriana Tassotti, del comitato Susa-Mompantero – in realtà la talpa non ha cominciato a scavare e chissà per quanto ancora non potrà farlo, dal momento che manca l’impianto per alimentarla». Per il presidente della Comunità montana, Sandro Plano, «hanno solo fatto finta di farla partire». Sabato Plano sarà in marcia: «La nostra protesta continua a essere pacifica e determinata, vogliamo la legalità e la chiediamo nella protesta ma anche negli affidamenti degli appalti, nelle procedure e nell’informazione». Dopo la riforma degli enti locali, le comunità montane sembravano dover essere commissariate, ma così non è. Esistono ancora. «Siamo tuttora in vigore – ha aggiunto il vicepresidente Rino Marceca – ma in tre anni, nonostante le nostre richieste, né il Presidente della Repubblica, né i presidenti del consiglio, né i ministri ci hanno mai ascoltati».
Ieri è nato a Torino il Controsservatorio Valsusa, luogo di analisi e informazione fuori dalle strumentalizzazioni mediatiche e dall’inasprimento repressivo. Hanno già aderito docenti universitari, ricercatori, scrittori, sacerdoti, Fiom, Arci, Pro Natura, Emergency, comitati Acqua Pubblica e Rifiuti Zero. «I cittadini devono sapere che cosa sta accadendo in Val di Susa. Vogliamo riaprire il dialogo, offrire a tutti elementi di valutazione. La Torino-Lione è una grande questione, spesso affrontata isolando un solo frammento, l’ordine pubblico» ha spiegato Livio Pepino, ex magistrato, che ieri ha presentato il progetto insieme a Ugo Zamburru (Arci), Mario Cavargna (Pro Natura), Ezio Bertok (No Tav Torino), Maurizio Pagliassotti (scrittore) e Federico Bellono, segretario dei metalmeccanici Cgil che ha sottolineato: «Occorre riaffermare un approccio critico». I primi interventi, in attesa di un libro bianco, riguardano il rapporto tra informazione e movimento, e l’intervento giudiziario, che «non si è limitato alla doverosa attività di indagine e di equilibrata repressione dei reati ma ha assunto aspetti di diretto coinvolgimento della magistratura nella gestione dell’ordine pubblico». Su questo i Giuristi democratici hanno organizzato un seminario, il 2 dicembre, a Palazzo di Giustizia.

http://www.ilmanifesto.it/attualita/notizie/mricN/10128/no tav

Il diritto all’esistenza

Il diritto all’esistenza

l reddito minimo è uno strumento di lotta alla povertà e per la tutela dell’autonomia individuale. È il momento di approvarlo. L’Unione Europea obbliga l’Italia a istituirlo e in Parlamento ci sono tre proposte di legge: è possibile arrivare ad una proposta condivisa?

Non è mai troppo tardi, verrebbe da dire con una punta di amarezza, per prevedere una qualche forma di reddito di base anche nel nostro Paese. Considerando che nelle legislazioni di molti Paesi europei questo passo è stato intrapreso già negli anni Settanta del Novecento, dinanzi alle prime trasformazioni del tardo-capitalismo finanziario globale, noi arriviamo al momento di crisi massima di questa parabola: nell’autunno 2013 della Grande Depressione italiana.
Le rilevazioni Istat del 2012 ci dicevano che quasi cinque milioni di persone (il 7,9% della popolazione) si trovavano in condizioni di povertà assoluta, mentre poco meno di dieci milioni (il 15,8% della popolazione) erano in condizioni di povertà relativa, con una disponibilità di 506 euro mensili. Circa un quarto della popolazione vive attualmente in condizioni di disagio economico e sociale, con picchi insostenibili tra le fasce giovanili e quelle più anziane. Intorno a questa vera e propria emergenza sociale si muove l’associazionismo laico e cattolico della campagna Miseria Ladra (Gruppo Abele e Libera) e della neonata «Alleanza contro la povertà in Italia», promossa da Acli ed altre organizzazioni del Terzo Settore. Per tentare di combattere l’esclusione sociale di queste fasce era stata fatta la proposta governativa del «Sussidio per l’inclusione attiva» promossa dal Ministro del Welfare Enrico Giovannini, in dialogo con quella stessa rete di associazioni cattoliche di lotta alla povertà. Per esplicita ammissione dello stesso Ministro questa misura non ha niente a che fare con il reddito, né di base, né garantito, né minimo. Si tratta di una misura sospesa tra l’elargizione di un’elemosina contro l’esclusione sociale, da far gestire alle reti del Terzo Settore. A queste si aggiungono misure di workfare che aumenterebbero la ricattabilità delle persone e senza scalfire il monopolio Confindustria-sindacati degli enti bilaterali e del Welfare sussidiario.
La novità, invece, è che in quest’ultimo anno sono state presentate alle Camere tre proposte di legge favorevoli all’introduzione di una qualche formula di reddito di base. Lo scorso 10 aprile una nutrita pattuglia di parlamentari Pd (da Danilo Leva a Enza Bruno Bossio e Marianna Madia) ha presentato un’iniziativa legislativa per l’«istituzione di un reddito minimo di cittadinanza attiva», che prevede «forme reddituali dirette e indirette in grado di garantire un’esistenza libera e dignitosa», insieme con una serie di misure per indurre i beneficiare a «partecipare agli interventi di inserimento lavorativo e di integrazione sociale».
Poche settimane fa (manifesto del 24 ottobre) Sinistra Ecologia e Libertà ha proposto un articolato di legge per un «reddito minimo garantito» di 600 euro al mese per «tutti gli individui (inoccupati, disoccupati, precariamente occupati) che non superino gli 8000 euro annui», riprendendo il contenuto di una proposta di legge di iniziativa popolare sostenuta da 170 associazioni e oltre 50 mila firme. Ieri anche i parlamentari del Movimento Cinque Stelle, capitanati da Daniele Pesco, Marco Baldassarre e Nunzia Catalfo hanno presentato la loro proposta di «reddito di cittadinanza», approfittando dei lavori parlamentari sulla Legge di Stabilità. Al di là dell’intestazione sembra di essere dinanzi alla previsione di un reddito minimo garantito, quantificato, similmente alla proposta Sel, in 600 euro mensili.
È il momento che i promotori di queste tre proposte si parlino. Per due ordini di ragioni. Da una parte sembra evidente che dinanzi agli urgenti e improrogabili temi sociali si possa definire una maggioranza di sinistra, alternativa alla grande coalizione governativa. Un’ipotesi difficile da praticare dentro le stringenti compatibilità dell’attuale compromesso storico guidato dal Colle, ma in grado di aprire una crepa a sinistra del Pd. Non è un caso che il sottosegretario Fassina, testa d’uovo della sinistra Pd nel governo, è risultato il più stizzito dalla proposta pentastellare. Fassina sa benissimo che proprio su quel versante possono aprirsi fronti comuni che metterebbero a repentaglio le “convergenze parallele” di un Pd ossessionato dall’incompatibilità di stare al Governo e ottenere consenso popolare.
Dall’altra, soprattutto, le tre proposte sul “reddito” pongono, con tonalità diverse, ma convergenti, l’urgenza di riformare il sistema di Welfare in senso più universalistico, inclusivo, garantista nei confronti delle persone, per la tutela della dignità umana e l’autodeterminazione individuale e collettiva. È questa la scommessa più alta e anche la più necessaria da giocare, perché permetterebbe alla sinistra di delineare la sua proposta per un’altra idea e pratica di società e di spesa pubblica.
Dalle tre iniziative potrebbe uscire una proposta condivisa su pochi, decisivi punti: reddito di base come strumento di autonomia delle persone, riforma degli ammortizzatori sociali in senso universalistico, introduzione di un salario minimo orario, strumenti indiretti di sostegno al reddito, per l’indipendenza dei beneficiari. Questa sarebbe una rivoluzione copernicana, che permetterebbe di ripensare la spesa pubblica, eliminando tutti gli elementi di corruzione, assistenzialismo, selettività, discriminazione che caratterizzano la crisi dello Stato sociale in Italia da un trentennio a questa parte: dalla corsa alle false pensioni di invalidità, alla spesso iniqua cassa integrazione in deroga.
Per la sinistra questa è una sfida al sistema. Oggi può attualizzare parole e pratiche iscritte nel suo codice genetico, per lo meno da Thomas Paine in poi.
In Italia più di 9 milioni di persone in difficoltà

In Italia più di 9 milioni di persone in difficoltà

Ai ‘semplici’ disoccupati vanno aggiunte ampie fasce di lavoratori, ma con condizioni precarie o economicamente deboli che estendono la platea degli italiani in crisi. E’ la stima del centro studi di Unimpresa, relativa al secondo trimestre dell’anno

In Italia più di nove milioni di persone vivono in difficoltà. Sono dati allarmanti quelli diffusi oggi dal Centro studi di Unimpresa che ha calcolato che ai ‘semplici’ disoccupati vanno aggiunte ampie fasce di lavoratori in condizioni precarie o economicamente deboli che estendono la platea degli italiani in crisi. I dati si basano sul secondo trimestre dell’anno e lo studio analizza “un’enorme area di disagio: ai 3,07 milioni di persone disoccupate, bisogna sommare anzitutto i contratti di lavoro a tempo determinato, sia quelli part time (643mila persone) sia quelli a orario pieno (1,63 milioni); vanno poi considerati i lavoratori autonomi part time (832mila), i collaboratori (430mila) e i contratti a tempo indeterminato part time (2,56 milioni)”.

Questo gruppo di persone occupate, ma con prospettive incerte circa la stabilità dell’impiego o con retribuzioni contenute, ammonta complessivamente a 6,1 milioni di unità. Il totale dell’area di disagio sociale nel secondo trimestre dell’anno, calcolata dal centro studi, sulla base dei dati Istat, comprende dunque 9,17 milioni di persone. Rispetto al 2012 ci sono 286mila persone in più (+3,2% annuo) nel bacino dei deboli.

“Il governo di Enrico Letta non prende decisioni importanti: l’occasione offerta dalla legge di stabilità sta per essere sprecata con un mix di misure che non consentono a imprese e famiglie di avere risorse per guardare con fiducia al futuro”, afferma il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi. “Offriamo all’esecutivo, ai partiti e alle istituzioni, i numeri e gli argomenti su cui ragionare per capire quanto sono profonde la crisi e la recessione nel nostro Paese”, dice il presidente. “Serve maggiore attenzione proprio alla famiglia da parte del Governo”.

http://www.rainews24.it/it/news.php?newsid=184536manifestazione-poverta2_280xFree

E’ morta Doris Lessing, premio Nobel per la letteratura nel 2007

E’ morta Doris Lessing, premio Nobel per la letteratura nel 2007

E’ morta all’eta di 94 ani la scrittrice britannica Doris Lessing, vincitrice del Nobel per la Letteratura nel 2007. Autrice di ben 50 romanzi, la Lessing è stata testimone dei totalitarismi del secolo scorso ed autorevole intellettuale

Londra, 17 Novembre 2013

E’ morta all’eta di 94 ani la scrittrice britannica Doris Lessing, vincitrice del Nobel per la Letteratura nel 2007. Autrice di ben 50 romanzi, la Lessing è stata testimone dei totalitarismi del secolo scorso ed autorevole intellettuale.

L’Accademia di Stoccolma, nel conferirle il Nobel, l’aveva premiata perche’ nei suoi romanzi aveva raccontato “l’epopea dell’esperienza delle donne”, basandosi sulla vita vissuta in Africa e in Inghilterra e sulle contraddizioni dell’universo femminile, condensate in quello che è probabilmente la sua opera piu’ conosciuta, “Il taccuino d’oro” del 1962. Si tratta del diario di una donna, Anna Wulf, che cerca una via d’uscita dal caos, dall’ipocrisia e dallo stordimento della sua generazione. Un libro divenuto per molti un ‘cult’ della letetratura femminista, ma non per l’autrice che invitava le donne a battersi per cambiare le leggi obsolete che le riguardano anziche’ disperdere “molte energie” a insultare i maschi. La Lessing giudicava superato “il femminismo di una volta, quando le donne non avevano neppure il diritto di voto” e lamentava il fatto che “molte donne al potere che assumono atteggiamenti molto maschili”. Doris Lessing aveva smesso di incarnare il femminismo ma non di raccontare il mondo delle donne e il mondo come sarebbe se le donne non vi fossero.

Nata in Persia, figlia di genitori inglesi, nel 1919, Doris May Taylor trascorse l’infanzia a Kermanshah dove il padre lavorava in una banca. Nel 1925 la famiglia si trasferi’ in Rhodesia, allora colonia britannica e oggi odierno Zimbabwe di Robert Mugabe, accusato dalla scrittrice di aver messo in piedi un “regno del terrore” dove non si puo’ scrivere liberamente ne’ comprare libri. Lascio’ la casa paterna nel 1937, si iscrisse al Partito comunista, che abbandonera’ nel 1954, e sposo’ in seconde nozze l’attivista politico ebreo-tedesco Gottfried Lessing, dal quale si separo’ nel 1949. Poi trasferisce in Inghilterra col figlio minore, Peter, e li’ pubblica il suo primo romanzo “L’erba canta” nel 1950. Da quel momento in poi si dedica a tempo pieno alla scrittura e il sucesso arriva. Per alcuni libri decide di usare lo pseudonimo di Jane Somers per vedere se verra’ pubblicata comunque.
Nel 1983, pubblica “Il diario di Jane Somers”, un romanzo sull’amicizia di una giovane donna, Janna, e di una vecchia signora, Maudie. La sua vita, ha detto Nicholas Pearson, il suo editor all’HarperCollins, è stata “un grande dono alla letteratura.

http://www.rainews24.it/it/news.php?newsid=184532a_0023_280xFree

Femen in topless irrompono al corteo anti-aborto a Madrid

Femen in topless irrompono al corteo anti-aborto a Madrid

Militanti del gruppo Femen, hanno interrotto per qualche minuto, una manifestazione anti-aborto a Madrid, dove migliaia di persone si erano riunite per chiedere al governo una nuova legge sull’interruzione di gravidanza. Le cinque attiviste, con la scritta sul petto “l’aborto è sacro”, hanno affrontato i manifestanti che invece indossavano magliette rosse con la scritta “diritto alla vita”, ma la loro protesta si è conclusa con l’arresto.

“Consideriamo l’aborto come omicidio, ha dichiarato José Luis Roman, 43 anni, partito da Guadalajara, in fila al corteo in compagnia di sua moglie e due figli. “È stato un triste spettacolo, ho dovuto trattenere i bambini che correvano davanti al corteo per vedere cosa succedeva”, ha commentato Arturo Tardio, di 55 anni.

La legge introdotta a luglio 2012, sotto il governo socialista di José Luis Rodriguez Zapatero, permette l’aborto fino alla 14esima settimana o 22esima in casi di malformazione del feto. Il conservatore Rajoy, ha promesso una riforma del diritto all’aborto, ma la presentazione del progetto è stata rinviata perché non trova il consenso del Partito Popolare.

http://www.rainews24.it/it/foto-gallery.php?galleryid=184540Femen protest in Spain

Arriva la tariffa sociale sull’acqua: il consumo si paga in base al reddito

Arriva la tariffa sociale sull’acqua: il consumo si paga in base al reddito

Sì al livello minimo di fornitura anche alle utenze non in regola
Orlando: recepito il referendum
Una tariffa sociale per l’acqua, che assicura agli utenti a basso reddito l’accesso a condizioni agevolate alla quantità di acqua necessaria per il soddisfacimento dei bisogni fondamentali. La prevede l’articolo 26 del ddl Ambiente collegato alla legge di stabilità, approvato oggi dal Cdm. Sarà l’Autorità per l’energia elettrica e il gas a individuare le condizioni tariffarie agevolate, mentre la sostenibilità dell’intervento e la copertura dei relativi costi viene garantita dalla previsione di un’apposita componente tariffaria in capo alle utenze non agevolate del servizio idrico integrato. «Per prima volta è stata introdotta una tariffa sociale per l’acqua» ha detto il ministro dell’Ambiente Orlando. Per Orlando è una «prima risposta al messaggio politico venuto dal referendum, recependo quelle indicazioni». Si cambia, dunque, anche per i morosi. «Non si può lasciare all’ azienda la facoltà di decidere del distacco dell’acqua. Bisogna garantire procedure vista la specificità del bene acqua, che è un bene fondamentale per la vita umana».

http://www.lastampa.it/2013/11/15/italia/cronache/arriva-la-tariffa-sociale-sullacqua-il-consumo-si-paga-in-base-al-reddito-gsdMG0EO7RhbhIJL94uJQM/pagina.htmlimages

Israele: armi chimiche dal 1983

Israele: armi chimiche dal 1983

di Emma Mancini

Betlemme. Mentre il mondo guarda alla Siria e Washington si arrampica sugli specchi per dimostrare l’utilizzo di armi chimiche da parte del regime di Bashar al-Assad, spuntano nuove rivelazioni sugli arsenali in mano israeliana. In un reportage di Foreign Policy, pubblicato due giorni fa, compaiono documenti della CIA secondo la quale nel 1983 Tel Aviv ha avviato un vasto programma per rifornirsi di armi chimiche.

Per molti una notizia che fa poco scalpore: tra il 2008 e il 2009 la Striscia di Gaza subì un attacco senza precedenti, oltre 1.400 vittime. Durante Piombo Fuso, l’aviazione e l’esercito israeliano utilizzarono fosforo bianco contro la popolazione civile, un’accusa che Israele ha sempre rigettato ma che troverebbe conferma nelle prove raccolte da medici e infermieri, improvvisamente trovatisi di fronte a ustioni e ferite mai viste prima.

Secondo le rivelazioni di Foreign Policy, l’intelligence statunitense ritiene che Israele ha immagazzinato armi chimiche e biologiche già da trent’anni, al fine di completare il proprio arsenale nucleare. A dimostrarlo, una serie di documenti risalenti al 1983, chiusi negli archivi della CIA.

L’anno prima, nel 1982, satelliti spia americani individuarono “un probabile centro di produzione di gas nervino a Dimona, nel deserto del Negev”, luogo che da anni viene identificato come magazzino nucleare israeliano. “Non possiamo confermare se Israele possiede agenti chimici letali, ma molti indicatori ci portano a ritenere che ha a disposizione sia gas nervino persistente e non persistente – si legge in uno dei documenti CIA – Si ritiene che esistano anche altre produzioni chimiche all’interno della ben sviluppata industria israeliana”. Tra queste il famigerato sarin, gas che secondo Washington sarebbe stato utilizzato dal regime di Damasco a Ghouta, Damasco, il 21 agosto scorso.

Per ora Israele non commenta: l’ambasciata di Tel Aviv a Washington non ha rilasciato dichiarazioni in merito al reportage. Israele è uno dei quattro Paesi possessori di armi nucleari non riconosciuti come tali nell’ambito del Trattato di Non-proliferazione Nucleare. Tel Aviv non ha mai rilasciato dichiarazioni in merito, ma si ritiene che abbia avviato il proprio programma nucleare subito dopo la fine della Guerra dei Sei Giorni, nel giugno 1967. E sebbene non esistano dati certi, si stima che Israele possieda dalle 70 alle 400 armi nucleari.

Appare comunque stravagante l’attività di indagine della CIA sull’arsenale chimico israeliano: i servizi segreti americani hanno avviato la produzione e la sperimentazione di agenti chimici in casa israeliana, a partire dagli anni ’70. Forse, quello che la CIA non sapeva era il proseguimento dell’attività nucleare e chimica israeliana, tenuta nascosta, ma che per molti altro non è che un segreto di Pulcinella.

http://www.altrenotizie.org/pescati-nella-rete/5657-israele-armi-chimiche-dal-1983.htmlisrlaele

La vita di Adele

La vita di Adele

di Sara Michelucci

Palma d’oro al Festival di Cannes 2013, La vita di Adele, del franco-tunisino Abdellatif Kechiche, racconta con toni decisamente intensi il tema del passaggio all’età adulta e della scoperta della propria sessualità. Non lascia nulla all’immaginazione il regista di Cous cous, ma va dritto allo stomaco e al cuore, mettendo in scena un amore saffico tra la giovane liceale Adele e l’artista Emma.

Siamo trasportati nella quotidianità di una ragazza come tante, che ama la lettura e aspetta il grande amore. La sua è una vita scandita dagli impegni scolastici, da una famiglia “concreta” e dai primi amori. Adele crede che sia Thomas il ragazzo che le piace, quello con cui prova a stare.

Ma la loro storia non è destinata a durare. Con questo ragazzo non riesce a stare bene veramente, ma non dipende da lui, ma da una sua infelicità che non sa spiegare. Non è appagata fino in fondo, non è se stessa e questo la fa stare male. Fino a quando non incontra una misteriosa ragazza dai capelli blu che entra sempre più nei suoi sogni e più intimi desideri.

Ispirato al romanzo grafico, Il blu è un colore caldo, di Julie Maroh, il film è un’introspezione dentro se stessi, attraverso cui il regista riesce a far venire alla luce i lati più intimi e quelli più repressi, mettendo a nudo il concetto stesso di felicità e appagamento. È un’esplosione di sensi e di eros, quello che Kechiche regala, scegliendo una nuova eroina, dopo la danzatrice del ventre di Cous Cous e la schiava africana di Venera Nera. Attraverso il corpo, vitalistico e giovane, si realizza la volontà del proprio spirito e di quell’Es che scavalca la morale e il pensiero collettivo per appagare la propria soddisfazione.

Adele è l’emblema della giovinezza, ma anche di un periodo dell’amore che fa stare male, che resterà sempre legato alla propria esistenza come qualcosa di formativo e al tempo stesso di dannatamente doloroso. Gli sguardi su cui il regista si sofferma, le carezze, i gesti e le espressioni, rendono molto di più di tante parole.

Con Emma, Adele imparerà cosa vuol dire amare e tradire, piangere e gioire. Emma è una pittrice che si circonda di persone colte, spregiudicata e affascinante, che frequenta locali gay e ama le ostriche. Adele è l’opposto: vuole fare la maestra, mangia spaghetti a quantità ed è piuttosto timida e riservata. Ma con Emma la sua vita si trasformerà completamente e il loro incontro rappresenterà il passaggio definitivo verso una nuova fase della vita.

La vita di Adele (Francia, Belgio, Spagna 2013)
Regia: Abdellatif Kechiche
Soggetto: Julie Maroh
Sceneggiatura: Abdellatif Kechiche, Ghalia Lacroix
Produttore: Olivier Thery Lapiney, Laurence Clerc
Distribuzione: Lucky Red Distribuzione
Fotografia: Sofian El Fani
Montaggio: Camille Toubkis, Albertine Lastera, Jean-Marie Lengelle, Ghalya Lacroix, Sophie Brunetvita adele